17 settembre 2016: mille giorni di Governo Renzi.

Dopo circa 20 anni di stagnazione e blocco rigido delle azioni governative, il 16 settembre 2014, dopo soli 9 mesi dalla nomina di Enrico Letta, veniva eletto Matteo Renzi, il Presidente del Consiglio dei Ministri più giovane nella storia repubblicana italiana, corazzato dal consenso non indifferente, ma soprattutto dalla volontà di riformare il nostro Paese.

Il 17 novembre 2016, riascoltando quel discorso di quasi 50 minuti che profumava di giovinezza e di “pugno forte moderato” – come scriveva qualche politologo – sono passati i primi 1000 giorni ed è finalmente il momento di tirare le somme  analizzando, l’una dopo l’altra, le sfumature del contesto attuale. E noi di Vurpblog ci abbiamo provato.

Legge Elettorale

“Al termine dei mille giorni, molto prima, la legge elettorale non sarà più quella di adesso.”

La Corte Costituzionale in quel periodo aveva confermato l’incostituzionalità del “Porcellum” ed urgeva una nuova legge elettorale. La nuova legge elettorale, l’ Italicum,  fatta grazie al supporto di Berlusconi (il Patto del Nazareno ndr) – mai utilizzata – pare necessiti di revisione. Una legge elettorale che non prevede l’elezione del Senato. Quindi da rifare o integrare nel caso di vittoria del NO al Referendum del 4 dicembre.

“La legge elettorale non può essere rimandata e deve essere una priorità”.

Non a caso possiamo riconoscere un’ anafora della poetica governativa riguardo la Legge Elettorale: la metafora di questa legge come “regole del gioco” e quindi la necessità che venisse approvata con una larga condivisione tra le parti politiche. Nella realtà invece l’ Italicum viene approvato dal Governo. Questa scelta, dopo la Questione di Fiducia, ha portato Civati “l’eterno indeciso” a lasciare al coach Renzi la casacca PD ed ha persino scavalcato, per impedimento, la discussione parlamentare che “per molti era solo un annuncio …” e che è rimasto tale con 3 voti di fiducia.

Lavoro

“C’è chi sostiene che bisognerebbe abbassare il salario dei lavoratori per aumentare la crescita”. 

Più di così? Oggi lo stipendio medio italiano ammonta a 1560 euro netti mensili, cioè 28.977 euro lordi all’ anno. L’Italia è al nono posto in questa speciale classifica europea, appena sopra Spagna e Grecia ma molto indietro rispetto alla Germania e all’ Irlanda. Nel frattempo, ci si fa vanto del fatto che un ingegnere italiano guadagna molto meno di altri suoi colleghi europei ed è tra i meno pagati d’ Europa. Intanto, ” Lo stipendio di un dipendente italiano, in termini nominali (senza tenere conto delle differenze di potere d’acquisto) è -14% di quello di tedesco, -13% di quello britannico e -11%di quello francese. Peggio di noi Spagna, Portogallo, parte dell’ Est Europa (Bulgaria Romania, Lettonia, Lituania, Repubblica di Macedonia) “.

“Ridurremo l’Irap del 10%.”

Vero. Mentre per le imprese senza dipendenti è previsto un credito di imposta del 10%, nella Legge di Stabilità 2015 il Governo ha reso effettiva la possibilità per le imprese di scalare interamente il costo del personale a tempo indeterminato. Operazione che avrebbe dovuto incentivare le assunzioni.

“Una disoccupazione che è il doppio della nostra.”

Il premier parlava della Spagna. Di fatto restiamo ancora la “pecora nera” d’Europa con una crescita che sfiora lo zero, nonostante il nostro Paese nel 2016 è cresciuto dello 0,8%. La Spagna, invece, quest’anno fa registrare una crescita del 3,2%, pur essendo senza governo da ben 8 mesi!!

“Al termine dei mille giorni il diritto del lavoro non potrà essere quello di oggi”.

Non è falso, ma quanto è vero? Il Jobs Act ha sostanzialmente mutilato lo Statuto dei Lavoratori cambiando completamente l’idea stessa di lavoro con più flessibilità e meno, o zero, garanzie, “… che divide i cittadini in serie A e serie B” .

La più grande disparità della storia italiana è stata attuata dal dream team di Mr. Renzi. Il Jobs Act ha prodotto una situazione paradossale. Nella stessa azienda troviamo due tipi di dipendenti: il padre che può contare sul reintegro (art.18) e il figlio che non può contare nè sull’art. 18 nè su altre garanzie, avrà invece le tutele crescenti, che aumenteranno con il passare degli anni.

 Le uniche fattispecie che possono portare alla reintegra del lavoratore riguardano:

• il licenziamento discriminatorio (determinato da ragioni di credo politico o fede religiosa, dall’ appartenenza ad un sindacato, dalla partecipazione ad attività sindacali o ad uno sciopero, nonché discriminazione razziale, di lingua o di sesso, di handicap, di età o basata sull’ orientamento sessuale o sulle convinzioni personali);

• il licenziamento intimato durante i periodi di tutela (primo anno di matrimonio, durante la maternità e fino al compimento di un anno di età del bambino, per fruizione dei congedi parentali);

• il licenziamento per motivo illecito ( ex art. 1345 c.c.);

• il licenziamento intimato in forma orale.

Eliminata qualsiasi altra tutela nei confronti di un licenziamento illegittimo.

Giustizia

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“Al termine dei mille giorni la giustizia non potrà essere quella di oggi. Nel 2014 la sentenza di primo grado civile ha un tempo di 945 giorni. Francesi, inglesi e tedeschi stanno sotto l’anno” diceva il Premier e, entrando nel merito, il 2015 ha fatto registrare una diminuzione delle cause arretrate che sono scese da 5,9 milioni a 4,5. Ma se 1000 giorni fa, per ottenere una sentenza di primo grado civile servivano 945 giorni, oggi, a due anni dalla Riforma Orlando, ne servono 1007 (oltre i tre anni). Questi dati riguardano i processi cosiddetti “puri” (i più complessi). Diversa è invece la situazione per fallimenti ed esecuzioni che hanno una durata media di 478 giorni, pressoché la stessa anche ai tempi del discorso di Renzi.

Oltre a questo, apriamo una parentesi e la chiudiamo subito:  comparare sistemi di Civil Law (Francia e Germania) con quelli di Common Law (Inghilterra) meriterebbe immediatamente la bocciatura sia all’ esame di Diritto Comparato che di qualsiasi altro esame di Giurisprudenza.

Inoltre, se la giustizia funziona a rilento di sicuro la colpa è di una macchina burocratica troppo complessa e arzigogolata ma anche, fino a prova contraria, dei magistrati che non fanno bene il loro lavoro. La proposta del Governo era di sospendere le ferie dei Giudici perché, a detta di Matteo Renzi, “45 giorni di ferie non sono ammissibili per una cosa così delicata come la giustizia“.

E noi potremmo anche essere d’accordo concettualmente. Si tratta di una questione tanto delicata da avere un Parlamento che ha deciso di godere di ben 40 giorni di ferie, dal 3 agosto al 12 settembre 2016.

Questione morale

“Proprio perché noi amiamo la Costituzione, quando a uno dei nostri arriva la richiesta di arresto noi votiamo a favore perché vogliamo più bene alla Costituzione che ai nostri amici”.

Nessuna ammissione preventiva di colpe, solo una prospettiva d’ azione, data la pluralità di indagini e arresti. Ma con “questione morale, tradotta in “crisi”, ci riferiamo a quella evidente del Partito Democratico a livello locale. Sono più di un centinaio infatti gli indagati, inquisiti e condannati afferenti al Partito della maggioranza fino ad oggi. Molti di questi potrebbero usufruire dell’immunità parlamentare qualora vincesse il SI al Referendum Costituzionale ( vedi Vincenzo De Luca – appena promosso, dallo stesso Premier, Commissario sulla Sanità in Campania, regione di cui è Presidente)

Pubblica Amministrazione

“Al termine dei mille giorni la PA dovrà essere una cosa diversa da quella che conosciamo. Digitalizzazione, nuvola digitale, agenda digitale. L’Italia nel giro di mille giorni potrà essere il paese leader del digitale nella PA.”

L’addio alla carta negli uffici pubblici doveva essere il fiore all’ occhiello della Riforma Madia. Come avreste potuto immaginare sin dal principio, però, due anni dopo la carta c’è ancora e l’obbligo di utilizzo del digitale è stato rimandato diverse volte nel 2016 (dal 12 agosto al 12 dicembre). Altro che “leader d’Europa”. Secondo un’indagine europea, nel 2016, la PA del Sud Italia è la peggiore d’Europa per efficienza. Nel Nord Italia, invece, i servizi PA sono nettamente più efficienti ma lontanissimi rispetto alla media europea.

Il rispetto del Parlamento

“Rispetto il dibattito parlamentare ma anche le pressioni che ci vengono dagli imprenditori che vogliono le riforme”.

Il Governo Renzi detiene attualmente il record di Questioni di Fiducia utilizzate nella storia d’Italia (54), stracciato Monti (51). Il problema è l’utilizzo di questo strumento, che diventa l’ asso nella manica per approvare alcune leggi molto delicate e che dovrebbero invece vedere, anche solo per correttezza, la discussione del Parlamento: siamo pur sempre in una Repubblica democratica  Parlamentare.

Unioni civili e Sanità

“Al termine dei mille giorni ci sarà una legge sui diritti civili”.

Legge completamente diversa rispetto a quella iniziale presentata dal PD, a prima firma Cirinnà. Snaturata completamente dalla stepchild adoption (art. 5) e dall’ eliminazione del vincolo di fedeltà. Omettiamo volontariamente la questione “canguro”, di cui ci vorrebbe un’analisi a sè.

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Ultima trovata, dopo aver subito quella becera propaganda razzista sull’ importanza delle “buone abitudini” in occasione del Fertility Day – targata Beatrice Lorenzin, Ministro della Sanità – è quella di riprendersi i 50 milioni di euro che la Camera dei Deputati aveva stanziato per le cure antinquinamento nel territorio tarantino, una scelta che fa pesare in primo luogo alle oltre mille vite, anche premature, gettate via per cause tumorali, ed in secondo luogo alle tante lotte portate avanti per la chiusura del “Mostro di Taranto”: ILVA. Tutto vano, vista la decisione autoritaria, più che autorevole.

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“Da mesi si chiedeva di risparmiare Taranto dai tagli concedendo alla città di spendere 50 milioni (già presenti nel bilancio regionale e non da stanziare ex novo) per assumere 1.800 persone tra medici e infermieri e acquistare macchinari diagnostici, alla luce dell’emergenza sanitaria che colpisce la città ionica all’ombra dell’Ilva. A cominciare dai bambini ” scrive la redazione di Bari Repubblica . 

Emiliano così parte all’attacco del governo, prima sui social e poi dal palco del workshop sulla decarbonizzazione organizzato a Roma per promuovere il passaggio della produzione Ilva dal carbone al gas in modo da ridurre le emissioni inquinanti: “Avevo creduto molto al rapporto con il governo. Credo che questo rapporto sia stato spezzato e non riesco a capire perché”, afferma il governatore.

RAI

“Al termine dei mille giorni ci sarà una riforma della Rai in cui la governance deve essere tolta dalle scelte del singolo partito”.

Ne vogliamo parlare? La Rai è stata riformata ma i partiti sono rimasti eccome. Un esempio concreto ce lo fornisce Francesca Fornario, la giornalista satirica di RadioDue, che su Facebook pubblicò le consegne ricevute dagli alti ranghi della genitrice Rai che vietavano battute sul Premier e su molto altro.  Il nuovo CDA della Rai  è nominato in parte dal Parlamento, in parte dal Governo e in parte dall’ assemblea dei dipendenti. Mentre l’Amministratore Delegato è indicato dal Ministero del Tesoro. Altro che partiti fuori dalla tv pubblica.

Non lasciamo nell’ombra, all’interno della questione Rai, le prese di posizione da parte della stessa contro Massimo Giannini, conduttore di Ballarò, doppiamente chiamato in causa perché va in onda il martedì sera sulla rete più amata dal governo , che è stato cacciato da Rai3 a colpi di accuse quali “camorrismo giornalistico” ( come dichiara Vincenzo De Luca, Presidente Regione Campania – PD), per diversi interventi del presentatore.

EXPO 2015

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“Il sito di expo con tutti i dati in open data sarà il modello per tutte le amministrazioni”.

Speriamo di no. A detta dello stesso commissario, oggi sindaco di Milano, Beppe Sala “Expo, costato nel complesso 2.254,7 milioni di euro ha chiuso in perdita”. I bilanci ufficiali restano molto complicati dato un ingente numero di voci di crediti e debiti ancora da riscuotere. Ma Sala ha ammesso una perdita intorno ai 200 milioni.

Scuola

Rimane fuori da questa analisi la “Buona Scuola”, appena accennata dal Premier nel discorso dei Mille Giorni, ma su cui potremmo stendere un velo pietoso, a detta di studenti e insegnanti.

Cavallo di battaglia: il consenso

“Noi siamo disponibili a effettuare un percorso di riforme per cui alla fine si possa persino perdere il consenso. Io non credo succederà perché credo che gli Italiani abbiano voglia di riforme”.

Cosa ne è stato di questo consenso? Dal 42% di maggio 2014, oggi il PD, secondo i sondaggi, è al minimo storico da quando Renzi è segretario del PD attestandosi intorno al 25%. Se il consenso vuol dire fare in modo che le cose fatte (e non fatte) rendano felici una quanto più ampia fetta di soggetti, probabilmente questo Governo non ha raggiunto l’obiettivo… E forse, non solo per il consenso.


Source: vurpblog.wordpress.com

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