Per coloro che sono interessati ad approfondire le guerre persiane sotto il profilo strategico-militare, ecco alcune proposte:
I Guerra Persiana: 
II Guerra Persiana:
Documento: il racconto, fatto dallo storico Erodoto (Storie, lib.VII),della costruzione del ponte di barche sull’Ellesponto e del taglio del Canale di Serse nella Penisola Calcidica.
<< 22) […] poiché la prima spedizione era incappata in un naufragio nel periplo dell’Athos, da circa tre anni Serse si premuniva contro l’Athos. Triremi erano all’àncora a Eleunte nel Chersoneso, e a partire da lì uomini di varia provenienza tratti dall’esercito, scavavano, sotto le fruste, dandosi i turni; e scavavano anche gli abitanti dell’Athos. Bubare, figlio di Megabazo, e Artachea, figlio di Arteo, dirigevano i lavori. L’Athos è un monte alto e famoso, che si protende in mare, e abitato. Nel punto in cui la montagna termina nel continente ha l’aspetto di una penisola, con un istmo di circa dodici stadi: dal mare degli Acanti al Mare di fronte a Torone si stende una pianura, con colline non alte. In questo istmo, dove termina l’Athos, sorge la città greca di Sane; le città abitate al di qua di Sane, entro i limiti dell’Athos, il Persiano si apprestava a renderle isolane da continentali che erano: si tratta di Dio, Olofisso, Acrotoo, Tisso, Cleone. Queste le città che occupano l’Athos.
23) Ed ecco come i barbari, distribuitasi l’area nazione per nazione, procedevano nello scavo. Avevano tracciato una linea retta a partire da Sane; quando la fossa diventava profonda, un primo gruppo scavava in basso, un secondo passava il materiale di volta in volta estratto ad altri che stavano sopra, su un gradino, costoro ad altri ancora e così via, finché si arrivava agli operai in cima; questi lo portavano via e lo disperdevano. A tutti gli scavatori, fuorché ai Fenici, le pareti del fossato causavano doppia fatica; doveva capitargli una cosa del genere, visto che facevano di uguale larghezza l’apertura superiore e il fondo della fossa. Invece i Fenici diedero prova anche in questa circostanza dell’astuzia che dimostrano in ogni campo: quando ebbero il settore assegnato, scavarono la bocca del canale doppia di quanto il canale stesso avrebbe comportato e procedendo nel lavoro continuavano a restringerla: il loro taglio, arrivato in fondo, risultò largo come quello degli altri. Vi è là un porto dove impiantarono un mercato e un emporio; farina di grano in abbondanza arrivava loro dall’Asia.
24) A pensarci bene trovo che Serse ordinò lo scavo del canale per mania di grandezza, volendo ostentare potenza e lasciare memoria di sé. In effetti, benché avessero la possibilità, senza alcuna fatica, di trascinare le navi attraverso l’istmo, impose l’apertura di un varco sino al mare largo tanto da permettere il passaggio di due triremi affiancate spinte a forza di remi. Agli stessi ai quali era stato comandato di tagliare l’istmo, fu ordinato anche di unire con un ponte, come sotto un giogo, le due rive del fiume Strimone.
[…]
34) Partendo dunque da Abido in direzione di questo tratto di costa, costruivano i ponti secondo gli ordini, i Fenici con funi di lino bianco, gli Egiziani con funi di papiro. Ci sono sette stadi da Abido alla costa di fronte. E quando il braccio di mare era stato ormai aggiogato, sopraggiunse una violenta tempesta, si abbatté su tutte quelle opere e le disfece.
35) Serse, come lo seppe, adirato con l’Ellesponto, diede ordine di infliggergli trecento colpi di frusta e di tuffare in acqua un paio di ceppi. E ho pure sentito dire che assieme a costoro inviò dei marchiatori a bollare l’Ellesponto. Ordinò poi di pronunciare, mentre lo fustigavano, le seguenti barbare e insolenti parole: “Acqua proterva, il tuo signore ti infligge questa pena, perché lo hai offeso senza aver da lui ricevuta alcuna offesa. Re Serse ti varcherà che tu lo voglia o no. A te nessun uomo offre sacrifici, ed è giusto: perché sei un fiume melmoso e salmastro”. Il mare ordinò di punirlo così, e a chi sovrintendeva alla costruzione del ponte sull’Ellesponto fece tagliare la testa.
36) Eseguivano gli ordini coloro ai quali spettava questo spiacevole compito, e intanto altri ingegneri congiunsero le due rive. Le unirono così: legarono assieme penteconteri e triremi, 360 dalla parte del Ponto Eusino, 314 dall’altra, obliquamente rispetto al Ponto ma secondo la corrente dello stretto, affinché questa mantenesse in tensione le funi; dopodiché gettarono ancore enormi, sia verso il Ponto, per via dei venti che soffiano dal largo, sia verso ovest e l’Egeo contro i venti di Zefiro e Noto. In tre punti fra le penteconteri lasciarono un varco di passaggio, perché volendo, con imbarcazioni leggere, si potesse tanto navigare verso il Ponto che dal Ponto entrare nello stretto. Ciò fatto, da terra tesero i cavi avvolgendoli intorno ad argani di legno senza più separare l’impiego delle funi, ma destinando a ciascun ponte due cavi di lino bianco e quattro di papiro. Identici erano lo spessore e la bellezza delle funi, ma in proporzione quelle di lino erano più grevi: pesavano un talento per cubito. Una volta congiunte le due rive, segarono dei tronchi di legno in misura pari alla larghezza della struttura portante e li posarono in fila sopra i cavi in tensione; allineatili uno accanto all’altro, li fissarono, di nuovo, insieme. Infine vi misero sopra fascine di legna, che distribuivano anch’esse, per bene, e terra sopra le fascine: pressarono la terra e sui due lati del ponte alzarono uno steccato, perché gli animali e i cavalli non si spaventassero a vedere sotto di sé il mare>>.

Source: ehmaprof.blogspot.com

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