Il bambino dislessico, nella maggior parte dei casi, prima dell’ingresso nel mondo della scuola, non sembra manifestare nessun segno premonitore e alcun tipo di difficoltà durante le sue attività, ludiche o sociali che siano. Questo è dovuto soprattutto alla natura stessa della dislessia cioè quella di essere una caratteristica invisibile che si manifesta solamente nel momento in cui il bambino deve confrontarsi con l’apprendimento della lingua scritta.
Esperti, famiglie e insegnanti, perciò, si chiedono: Esistono segni premonitori per individuarla precocemente già nella scuola dell’infanzia?


A riguardo alcune ricerche recenti (Stella, 2004, p.40) hanno individuato due aspetti su cui è bene porre l’attenzione:


– la presenza di un ritardo nell’acquisizione del linguaggio;
– la familiarità dovuta alla natura genetica dei DSA.


Secondo il Prof. Giacomo Stella, tra i massimi esperti di dislessia in Italia e fondatore dell’Associazione Italiana Dislessia:

«Quando un bambino dopo il compimento del 3° anno di età continua a produrre parole con struttura ridotta, per esempio invece di dire “TORTA” dice “TOTTA”, invece di dire “SCARPA” dice “CAPPA”, questo è un segnale di allarme.»

 
Ed è un «segnale d‘allarme» perché se un bambino apprende con molto ritardo il linguaggio molto probabilmente avrà difficoltà anche con l’apprendimento della letto-scrittura. Questo perché:

[…]i determinanti biologici che hanno reso difficoltosa l’acquisizione del linguaggio verbale sono ancora presenti e quindi faranno sentire i loro effetti anche nell’acquisizione della lingua scritta e in ogni attività in cui è implicato il linguaggio. (Stella , 2004, p. 40)

Perciò anche se il bambino avrà recuperato il linguaggio prima dell’inizio della scolarizzazione potrà presentare successivamente difficoltà nell’acquisizione della lettura una volta che dovrà imparare le corrispondenze fra segni e suoni.

Questo non significa che tutti i bambini che iniziano a parlare tardi sono dislessici, però è possibile affermare che più il disturbo persiste in età prescolare, più aumentano i rischi di un deficit di apprendimento (Stella, 2004, p. 41). Questa probabilità, sostengono i ricercatori, si avvicina all’80% quando il bambino ha un disturbo del linguaggio ancora presente dopo il quarto anno di età. Quando si verificano queste condizioni devono essere avviate attività di potenziamento prima dell’inizio della scuola per far si che il bambino inizi il periodo di scolarizzazione in condizioni meno svantaggiate.

Per quel che concerne, poi, l‘aspetto della familiarità molti studi hanno accertato che la dislessia è trasmessa per via genetica anche se le indagini sui genitori sono state ostacolate dal fatto che in passato le difficoltà della letto-scrittura venivano considerate insuccessi scolastici e scarsa voglia di imparare. Perciò le prime ricerche hanno tenuto conto della presenza di almeno due bocciature nell’arco della scuola dell’obbligo come indicatori di una probabile presenza di dislessia.

Altri studi, infine, hanno dimostrato che sono del tutto infondate quelle teorie che ritengono che la mancata comparsa della fase di gattonamento possa essere un segnale della presenza di problemi dell’apprendimento (Stella, 2004, p.42).


Roberto M.
 

Fonte: “La dislessia”, Giacomo Stella, Il Mulino, Bologna, 2004.

Photo Credit: Dani_vr El Principito via photopin (license)

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Source: www.dislessiaioticonosco.it

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