L’ormai famoso “blitz” di Milano ha solo messo in risalto l’inadeguatezza e la disumanità del decreto legge sull’immigrazione varato da poco più di un mese dal governo Gentiloni e che è passato fin troppo disinvolto sotto il naso dell’opinione pubblica.

I due “political bombers” protagonisti sono il ministro dell’interno Marco Minniti – che ha voluto dare inizialmente un’immagine di sé molto professionale e trasparente, per poi cadere in strafalcioni simili – e il ministro della giustizia Andrea Orlando, per una giustizia che un “maturato scientifico” non può conoscere nei tecnicismi, nei processi e nelle dinamiche, se non per la sua esperienza da dirigente di partito: zero.

Il 12 aprile la Camera ha approvato il decreto Minniti-Orlando sull’ immigrazione con 240 voti a favore, 176 voti contrari e 12 astenuti. Il governo Gentiloni pone la mozione di fiducia, che è stata approvata con larga maggioranza lo scorso 11 aprile, per rinforzare il decreto presentato dall’esecutivo lo scorso febbraio e approvato dal Senato a fine marzo. Processo di legiferazione in anticipo di una settimana, data l’impossibilità di modifica da parte delle opposizioni, in relazione alla fiducia ricevuta. Insomma, classiche dinamiche governative.

Immigrazione-illegale-il-decreto-Minniti-e-legge-58ee3a7e57b644

In cosa consiste la legge?

Con il nome di Minniti e Orlando, il decreto contiene “Disposizioni urgenti per l’accelerazione dei procedimenti in materia di protezione internazionale, nonché misure per il contrasto dell’immigrazione illegale”, nato “dall’esigenza del governo di accelerare le procedure per l’esame dei ricorsi sulle domande d’asilo, che nell’ultimo anno sono aumentati e hanno intasato i tribunali” – hanno spiegato pubblicamente i due ministri. Inoltre, ovviamente, l’intento governativo vorrebbe combattere l immigrazione irregolare.

In sostanza, abbiamo 4 punti principali:

  • l’abolizione del secondo grado di giudizio per i richiedenti asilo che hanno fatto ricorso contro un diniego,
  • l’abolizione dell’udienza,
  • l’estensione della rete dei centri di detenzione per i migranti irregolari
  • l’introduzione del lavoro volontario per i migranti.

Il “rito sommario di cognizione”, attuale nel primo grado di giudizio, sarà sostituito con un rito camerale senza udienza, dove il giudice prenderà visione unicamente della videoregistrazione del colloquio tra commissione elettorale e richiedente asilo senza alcun ricorso, reazione o domanda. E qui i giuristi iniziano a scalpitare.

Si passerà dagli attuali CIE ai CPR (Centri Permanenti di Rimpatrio, che il nome “è tutto un dire”) con il conseguente ampliamento di essi da quattro a venti centri, uno per regione, per un totale di 1.600 posti. Minniti, centro di accuse e segnalazioni delle ONG per i Diritti Umani, che i nuovi centri avranno massimo 100 posti, saranno vicino gli aeroporti e dichiara che “saranno tutt’altro rispetto ai superati CIE”.

Perché piovono accuse?

Di conseguenza, le accuse sono iniziate da Arci, Acli, Fondazione Migrantes, Baobab, Asgi, Medici senza frontiere, Cgil, A buon diritto, Radicali italiani, Sinistra italiana già da quando il decreto acquisì la fiducia, che subito hanno pressato per avere alternative a questi metodi, proponendo di estendere il cosiddetto “rimpatrio volontario” e sottolineando che se il fine deve essere controllare i presunti terroristi e raccoglierli in questi centri, la scelta migliore sia quella di utilizzare le carceri. Altri invece mettono a conoscenza l’ opinione pubblica dei problemi ormai quotidiani dei centri in questione, quali mancanza di igiene, mancanza di strumenti, alto consumo di psicofarmaci perché i migranti non riescono più a dormire, sostiene Valentina Brinis. Il tutto accentuato dalle richieste di riformare il Testo unico sull’ immigrazione e soprattutto con l’accusa di creare una falsa correlazione fra sicurezza e immigrazione, immergendo quindi il fenomeno in approcci razzisti e discriminatori.

arton20929.jpg

Gli studi giuridici sull’ immigrazione suggeriscono persino che la misura del Decreto si dovrebbe applicare solo in contesti particolari, quali quelli di guerra, ma che stavolta avrà applicazione in 180 giorni.

A dirla tutta, a detta di molti giuristi, il decreto violerebbe l’articolo 6 della Convenzione europea sui diritti umani (diritto al contraddittorio), l’articolo 24 (il diritto di difesa) e l’articolo 111 della costituzione (il diritto a un giusto processo). I punti più contestati sono l’abolizione del secondo grado di giudizio per i richiedenti asilo e la cancellazione dell’udienza.

Gianfranco Schiavone, vicepresidente dell’ Asgi e presidente del Consorzio italiano di solidarietà-Ufficio rifugiati onlus, di Trieste, spiega che la proposta collide anche con la direttiva europea sulle procedure (art. 46, 32/2013), e afferma “Assicurare un ricorso effettivo ex nunc comporta che il giudice debba ascoltare il richiedente asilo, fargli delle domande e andarsi ad ascoltare le fonti: cioè esaminare tutti gli elementi di fatto e di diritto, non solo una videoregistrazione”. Anche l’Anm ha espresso “l’effetto di una tendenziale esclusione del contatto diretto tra il ricorrente e il giudice nell’ intero arco del giudizio di impugnazione delle decisioni adottate dalle Commissioni territoriali in materia di riconoscimento della protezione internazionale”.

A questo proposito si è esposto anche il ministro della giustizia Andrea Orlando, dicendo che il giudice di primo grado sarà tenuto a fissare l’udienza se necessiterà di sentire personalmente il richiedente, quando riterrà indispensabili dei chiarimenti, e che il richiedente asilo , inoltre, potrà chiedere al giudice di essere sentito, e spetterà a quest’ultimo valutare se questo sarà o meno necessario, accettando o rifiutando di conseguenza.

Inutile perdersi in altre parole. Tra lo scorso Referendum Costituzionale e il suddetto Decreto, sembrerebbe quasi un continuum, un passaggio di un testimone fallimentare. Opinioni, vero, ma il mondo della cooperazione internazionale si rivolta spalleggiato dai difensori dei Diritti Umani

“Tuttavia questo aspetto – secondo quanto afferma la giornalista Annalisa Camilli di Internazionale – accentua la discrezionalità con cui si potrà godere di un diritto”



Source: vurpblog.wordpress.com

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *