corea del sud-park-choi

di Paolo Balmas

L’avvio della procedura di impeachment per la Presidente Park Geun-hye, approvato dal Parlamento sudcoreano lo scorso 9 dicembre 2016, non è servito a placare la tempesta politica che ha investito da alcuni mesi a questa parte la Repubblica di Corea. Il 3 gennaio 2017 sono cominciate le audizioni della Corte Costituzionale che dovrà decidere nei prossimi mesi se accogliere la mozione sostenuta da 234 parlamentari (i voti contrari sono stati solo 56) per sospendere definitivamente il mandato di Park Geun-hye, prima della sua scadenza a dicembre 2017. Nel frattempo, il Primo Ministro Hwang Kyo-ahn ha assunto la carica provvisoria di Presidente.

In queste settimane si sono susseguite numerose manifestazioni, provocate principalmente dalla delusione e dalla rabbia accumulate dai cittadini che hanno assistito a una lunga serie di scandali di corruzione che hanno dominato le televisioni e la stampa. Sono stati colpiti esponenti politici, la dirigenza della Samsung, la più grande impresa del Paese, e del Fondo pensionistico nazionale. Lo schema ricorda molto le vicissitudini che hanno interessato il Brasile con l’impeachment della Presidente Dilma Rousseff e lo scandalo Petrobras. Tuttavia, a Seoul l’obiettivo della presunta corruzione era una manovra specifica per assicurare il controllo di Samsung.

La situazione è precipitata sul finire di ottobre 2016, quando Choi Soon-sil, un’amica di vecchia data di Park Geun-hye, è stata arrestata con l’accusa di aver influenzato la Presidente affinché si esponesse a favore della fusione della sezione costruzioni dell’azienda, la Samsung C&T, con la Cheil Industries, avvenuta nel 2015. Un’operazione che, secondo gli analisti, ha assicurato il passaggio del controllo dal vecchio e malato magnate dell’azienda di Stato, Lee Kun-hee, al figlio Lee Jae-yong, attualmente vice Presidente di Samsung Electronics. Per ottenere il via libera alla fusione, Park ha dovuto a sua volta esercitare pressioni sul Fondo pensionistico, proprietario del 11% di Samsung. L’operazione era stata osteggiata con forza da un gruppo di azionisti guidati da un hedge fund statunitense, Elliott Associates.

Il 23 novembre 2016, gli inquirenti erano già entrati nelle sedi di Samsung e del Fondo pensioni per sequestrare documenti che potessero rivelare i rapporti fra le due istituzioni, la Presidenza della Repubblica e Choi Soon-sil. Un attacco che si è concluso con l’arresto, a metà febbraio 2017, di Lee Jae-yong, con l’accusa di aver dato un equivalente di circa 35 milioni di dollari a Choi. Le indagini hanno coinvolto anche alcuni membri del governo, tra cui Moon Hyung-pyo, l’ex reggente del Dicastero della Salute e del Welfare.

Agli scandali si aggiunge il fallimento della Hanjin, considerata la settima flotta commerciale al mondo, che dopo meno di sei mesi di amministrazione controllata ha dovuto rassegnarsi alla realtà della banca rotta a metà febbraio 2017.

Il partito di Park, il Saenuri, ne è uscito fortemente indebolito e le prossime elezioni, che siano anticipate o che avvengano a dicembre, sono ancora avvolte nell’incertezza. Ban Ki-moon era rientrato a Seoul dopo aver lasciato la guida delle Nazioni Unite con l’intento di candidarsi alla Presidenza del Paese, ma si è ritirato dopo che il fratello, Ban Ki-sang, è stato coinvolto in uno scandalo di corruzione. La stampa, comunque, aveva già assunto un atteggiamento avverso al diplomatico sin dalle prime ore del rientro dal Palazzo di Vetro di New York [1]. Il candidato del Partito Democratico, Moon Jae-in, come altri fra cui il sindaco di Seoul, Park Won-soon, si presentano come la reale alternativa alle politiche di Park Geun-hye.

Nella campagna elettorale, che di fatto è cominciata, rientra una dimensione internazionale che non può essere ignorata. L’impeachment è stato votato dal Parlamento dopo l’elezione di Donald Trump negli Stati Uniti, quindi in un momento in cui gli equilibri in Estremo Oriente devono adeguarsi alla nuova amministrazione di Washington, che ha annunciato cambiamenti nelle politiche commerciali e nei rapporti con gli alleati del Pacifico; per non contare la posizione ancora incerta verso la Federazione Russa. La Corea del Nord insiste nel suo programma di sviluppo dei missili balistici e delle testate miniaturizzate. Washington, Seoul e Tokyo perseguono una politica di avvicinamento attraverso le esercitazioni militari congiunte nei mari che separano la Corea e il Giappone.

Commercio e sicurezza si intrecciano alle tensioni provocate da Pyongyang e si riflettono sui candidati alle presidenziali. Le pressioni degli Stati Uniti e della Cina riguardo alla possibile dislocazione su territorio sudcoreano del sistema anti-missilistico della Lockheed Martin, il THAAD, comprimono Seoul che sta tentando di trovare una formula per non assumere una posizione avversa nei confronti di una delle due super potenze.

Un’ampia parte della popolazione sudcoreana vuole una distensione con la Corea del Nord in visione di una possibile futura riunificazione. Gli interessi regionali e internazionali dietro a tale prospettiva, sostenuta ad esempio dal Partito Democratico, vanno molto oltre le ripercussioni di un aumento del potere geopolitico di Seoul. La stabilità dei rapporti fra Nord e Sud aprirebbe nuove prospettive soprattutto nelle relazioni con Mosca e con Pechino.

Bisogna ricordare, inoltre, che ai primi di settembre 2016, Park Geun-hye aveva partecipato all’Eastern Economic Forum (EEF), organizzato dalla Russia nei pressi di Vladivostok. In quella sede Park, malgrado abbia sempre assunto un atteggiamento molto duro nei confronti di Pyongyang, aveva insistito su un impegno maggiore dei potenti vicini per risolvere la crisi diplomatica con la Corea del Nord. Aveva asserito che se si fosse trovata una soluzione rapida (diplomatica ovviamente), non ci sarebbe stato motivo di posizionare il sistema THAAD sul territorio da lei rappresentato. Molti affaristi sudcoreani sono rimasti delusi da questo atteggiamento, troppo poco rivolto agli affari. Seoul si è vista superare da Tokyo, che invece ha sfruttato l’incontro dell’EEF per stringere una lunga serie di accordi con Mosca.

In generale, la dirigenza sudcoreana è cosciente del fatto che il proprio Paese, separato dal continente dalla Corea del Nord, non è altro che un’isola. Sullo sfondo, invece, vi è il progetto del corridoio economico che unisce l’Estremo Oriente russo al porto sudcoreano meridionale di Pusan. Un corridoio che permetterebbe ai container coreani di raggiungere l’Europa via terra e al gas russo di attraversare tutta la penisola. Il progetto è temuto da molti, dato il potere che ne deriverebbe per Pyongyang.

La Samsung ha di recente siglato un accordo con le ferrovie russe per il trasporto di materiali da assemblare nelle sue fabbriche dislocate nell’Europa Orientale. Attualmente, però, la prima tappa del viaggio è effettuata via nave fino ai porti in acque profonde a est di Vladivostok, e si riesce comunque a risparmiare in modo considerevole dal punto di vista dei tempi di consegna. 

Malgrado si prospetti la possibilità all’interno della Corea del Sud di riprendere una politica di apertura nei confronti del Nord, le dinamiche internazionali non sembrano essere predisposte a una tale prospettiva, almeno nel breve termine. Soprattutto ora che anche la Cina ha imposto le proprie sanzioni a Pyongyang: a dicembre 2016 ha bloccato le importazioni di carbone, che rappresentavano un’entrata sicura nelle casse nordcoreane già colpite da una grave crisi; a gennaio 2017 ha bloccato le esportazioni di ogni tipo di materiale che possa essere utilizzato in ambito militare.

Il futuro della penisola coreana dipende dalla direzione che assumeranno le relazioni fra Washington, Pechino e Mosca, che influenzeranno fortemente le prossime elezioni e la capacità di Seoul di uscire dall’attuale crisi politica e assumere un ruolo diplomatico più attivo nella regione.

* Paolo Balmas è OPI Research Fellow e Head area Cina e Estremo Oriente

[1] Secondo un articolo pubblicato dalla Reuters il 24 gennaio 2017, le autorità degli Stati Uniti hanno chiesto alle autorità sudcoreane di incriminare Ban Ki-sang per essere coinvolto in un atto di corruzione per la vendita di un complesso residenziale vietnamita. Ban Ki-moon ha perso circa tre punti nei sondaggi. http://www.reuters.com/article/us-southkorea-politics-ban-idUSKBN1580IP.

Photo credit: Getty Images

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