Henry Miller nel 1940

Parlando delle radici del transumanesimo citiamo spesso Aldous Julian Huxley, o Pierre Teilhard de Chardin, o FM-2030, ma ci dimentichiamo altrettanto frequentemente, e ingiustamente, di Henry Miller.

Lo scrittore statunitense e’ oggi ricordato “soprattutto per la rottura con le forme letterarie del suo tempo e lo sviluppo di una sua personale tipologia di romanzo, che è un intreccio tra l’autobiografia, le strutture narrative del romanzo tradizionale, la riflessione filosofica, il saggio di critica sociale e le tecniche di scrittura automatica surrealiste” (Wikipedia), ma non dimentichiamo come, sia nella vita privata che nelle sue opere, sfido’ la morale dei suoi tempi: piu’ di un suo libro fu censurato per anni, sia in America che in Italia. Nato troppo tardi per far parte della beat generation, fu da essa visto come un precursore dell’ondata di ribellione e sperimentazione da essa incarnata.

Ma veniano al transumanesimo. E’ nel suo Estropico del Cancro (1934) che appaiono i primi aneliti longevisti, espressi dal protagonista afflitto da male terminale e naufrago in un’era incapace di salvarlo. La sua struggente, e infine perdente, lotta per la sopravvivenza ha ricordato a piu’ di un critico l’elegiaico Sailing to Byzantium di William Yeats, citato dallo stesso Miller nel romanzo. Quella dell’Uomo “che, malato di desiderio è avvinto a un animale morente” non e’ solo la situazione del protagonista, ma anche l’allegoria scelta da Miller (e Yeats) per rappresentare, con rabbia, la condizione umana. Miller si appropria del desiderio yeatsiano di essere “fuori di natura” e di assumere forme ineffabili “nell’artificio dell’eternità”, per farne sia un progetto che un grido di battaglia transumanista.

Scritto qualche anno dopo, nel 1939, Estropico del Capricorno rappresenta l’approdo ad una piu’ completa visione del mondo, e la filosofia in esso esposta da Miller e’ di chiara marca estropica. La censura di Estropico del Cancro da parte delle autorita’ (fu pubblicato solo nel 1961) spinse Miller ad una vera e propria crisi esistenziale, descritta con maestria tramite le spesso erotiche vicende dal protagonista del romanzo (chiaramente autobiografico). La visione dell’universo alla quale egli infine arriva potra’ sorprendere, in quanto in anticipo di mezzo secolo su un Max More o un Kevin Kelly, ma rientra al 100% in quello stesso filone filosofico, come reso palese dall’ultimo paragrafo di Estropico del Capricorno:

“nel cuore della strabiliante complessità che ammiriamo in questa parte dell’universo c’è un flusso intangibile; la tendenza ad avere sempre più ordine, diversità e intelligenza nel corso del tempo, cominciata 14 miliardi di anni fa e adesso in accelerazione, è guidata dalla struttura sempre più vasta dell’informazione. Essa viene compressa, calcolata, ridisposta su strati, e sollevata a nuovi livelli. Questa auto-organizzazione emergente è una qualità immateriale che nasce dalla fisica e che continua a progredire, a dispetto dell’aumento dell’entropia. E questa lunghissima traiettoria – dall’inizio dei tempi fino a oggi – è la curva dell’estropia.”

Questi sono temi sui quali Kevin Kelly tornera’ solo agli inizi di questo 21mo secolo, ma i paralleli fra i due pensatori sono sorprendenti…

In seguito, gli istinti transumanisti di Miller sono ancor piu’ in evidenza, nella trilogia Sexus (1949), Plexus (1952), Nexus (1960) con la quale Miller approda alla fantascienza. In Sexus, il tipico eroticismo di Miller e la fascinazione per soggetti considerati tabu’  lo spinge a prevedere sex-bot e una realta’ virtual-sessuale che oggi sta cominciando ad avverarsi. Ma e’ con Nexus, un vero e proprio inno al potenziamento umano, che Miller conferma il proprio posto fra gli antesignani del transumanismo. Grazie alla trilogia, oggi Miller e’ anche considerato un diretto antenato del cyberpunk, al punto di ispirare Ramez Naam, autore di More Than Human, a seguirne le orme con la sua trilogia Nexus, Crux, Apex.
Source: EstropicoBlog

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