La storia di Lara, anoressica a soli 17 anni

Lara ha ventiquattro anni, studia canto lirico e sogna una famiglia tutta sua. A soli diciassette anni la sua vita si è fermata per un disturbo alimentare molto serio. “Quando ho capito di esser diventata anoressica”, racconta, “avevo già perso il controllo del mio corpo e della mia mente. Il cibo era diventato un nemico, in me era scattato un meccanismo che mi induceva a vomitare dopo ogni pasto, un meccanismo che aveva completamente afferrato tutta la mia razionalità.”

Lara è sempre stata una ragazza solare e molto affettuosa, era una delle prime della classe e ha sempre avuto un debole per il cioccolato. “Ne trangugiavo tantissimo e di tutti i tipi, in qualunque momento della giornata. Era una coccola che mi aiutava a studiare e mi rendeva felice. Ricordo che dopo pranzo ne mangiavo un quadratino con mia madre, era un gesto che ci legava più di qualunque cosa.”

Quando Lara aveva 15 anni, un grave tumore al seno le ha portato via sua madre. “Per me e la mia famiglia è stato un periodo devastante, ero diventata la donna di casa da un momento all’altro, mio padre lavorava il doppio per mantenermi ed io mi sentivo sempre più sola. Mia madre mi mancava giorno e notte, anche i piccoli gesti mi ricordavano la donna meravigliosa che era. C’è stato un momento della mia vita in cui ho anche pensato al suicidio, volevo raggiungerla e mi sembrava l’unico modo per farlo.”

La svolta nella vita di Lara si chiama Francesco. “Avevo da poco ripreso a frequentare le lezioni in conservatorio ed è proprio qui che ho conosciuto Francesco. È stato un colpo di fulmine, non so ancora se dettato dai suoi bellissimi occhi blu o dalla sua estrema gentilezza. Mi sentivo bene, Francesco aveva colmato il vuoto lasciato dalla morte di mia madre, si prendeva cura di me e mi rendeva felice. Nel periodo della scomparsa avevo perso molti chili, ma con la gioia dell’inizio di questa relazione avevo ripreso a mangiare in modo regolare.  La bilancia, dopo pochi mesi, segnava 12 chili in più, ma a me non importava perché nella mia vita c’erano altre priorità. Francesco, invece, la pensava diversamente. Per lui ero diventata enorme. Mi diceva che non ero più la stessa persona di cui si era innamorato, che avrei dovuto perdere peso perché si vergognava di me. Minacciava di lasciarmi, non mi portava a cena fuori perché per me sarebbe stato meglio non mangiare. La mia autostima diventava sempre meno. Non potevo perdere Francesco, per me rappresentava l’unica persona che mi capiva. Spinta da questa importante motivazione, ho cominciato a seguire una dieta. Avevo eliminato dolci e fritti e ridotto di molto i carboidrati. Per me era un sacrificio, ma quando il perché è forte, ogni difficoltà è superabile. Cominciavo a perdere peso e per me era gratificante. Mangiavo sempre meno e a Francesco piacevo sempre di più, ma non era mai abbastanza. Col trascorrere del tempo, avevo completamente eliminato i carboidrati dalla mia dieta, prediligevo frutta verdura e mangiavo carne e pesce rispettivamente una e due volte alla settimana. Il giorno del mio diciassettesimo compleanno avevo perso dieci chili e cominciavo a piacermi. Mi rattristava molto il fatto di non poter spegnere le candeline su una torta al cioccolato, ma ero decisa a proseguire ancora la mia dieta. Dopo circa sei mesi, il mio peso era diventato stabile, non riuscivo più a perdere altri chili. Francesco diceva che ero ancora in sovrappeso, così ho optato per eliminare anche la carne e il pesce dal mio regime alimentare. Il dimagrimento era sempre più evidente ed io ero felice di come stavo diventando. Dopo circa nove mesi, a seguito di una lezione di canto, una mia cara amica mi aveva invitato a mangiare un gelato. Ero dimagrita molto, avevo accettato l’invito perché lo consideravo un premio per non aver mangiato dolci nei lunghi mesi precedenti. Cioccolato e cocco. Buonissimo.

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Quando ho raccontato a Francesco della mia dolce defaillance, lui si è molto arrabbiato perché diceva che non ero ancora sufficientemente magra e che a me i dolci erano proibiti. Mi sentivo in colpa, Francesco aveva ragione, non avrei dovuto farlo. Ero grassa e dovevo dimagrire ancora, per lui. Non doveva vergognarsi di me. Vomitai. Volutamente. Per la prima volta. A questa ne sono seguite tante altre, vomitavo sempre più frequentemente, anche dopo aver mangiato un frutto o della verdura. Facevo un pasto al giorno. A volte mangiavo un’insalata, altre volte solo una mela e mi bastava. La bilancia segnava sempre meno chili e ormai il mio corpo non sentiva più la necessità di cibo in grandi quantità. Francesco mi diceva che ero bellissima ed io ero molto felice, volevo che lui mi vedesse sempre così. Avevo perso ventiquattro chili. Ormai avevo completamente perso l’abitudine di nutrirmi, a volte dimenticavo anche l’esistenza dei pasti principali. Ero in salute, a volte avevo qualche capogiro ma di corta durata. Stavo bene. Le mie amiche non la pensavano così. Sostenevano che avessi perso il controllo, ma dicevano sciocchezze. Sapevo esattamente quello che facevo, si preoccupavano troppo e inutilmente. Non avevo bisogno né di aiuto, né di qualcuno che mi dicesse cosa fare, ero perfettamente in grado di ragionare con la mia testa.

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Ventidue Luglio. 35 gradi e un esame in vista. Avevo studiato molto ed ero carica. Un capogiro. Uno dei soliti, pensavo. Tante voci che mi chiedevano se stessi bene. Buio. Due ore dopo ero in ospedale. Ero svenuta. Le mie analisi del sangue registravano ipoglicemia e diverse alterazioni endocrine. I medici mi facevano una miriade di domande, dicevano che avevo bisogno di mangiare, ma io avevo il terrore di ingrassare. Un po’ d’acqua e tutto sarebbe tornato alla normalità.

Quando mio padre è arrivato in ospedale era in lacrime. Si chiedeva com’era possibile che non si fosse accorto di nulla, si attribuiva tante colpe ed era terrorizzato dall’idea di perdere anche me. Guardandolo negli occhi mi sono vergognata. Mi vergognavo di me, di quello che ero diventata e dell’enorme dispiacere che gli stavo dando. Ero diventata fredda, sempre di cattivo umore e sempre più distaccata verso gli altri. Non era da me. L’anoressia stava prendendo le mie forze, non solo i miei chili di troppo. Aveva preso la mia mente. Pelle e ossa. Dovevo ricominciare a mangiare regolarmente. Lo dovevo a me stessa e lo dovevo a mio padre. Ho cominciato un percorso con una psicologa e una nutrizionista, alle quali devo la ripresa in mano della mia vita.

Dopo qualche mese, la bilancia segnava tre chili in più. Con fatica, stavo prendendo peso. In tanti mi chiedevano come mi sentissi. Avevo tante persone intorno a me che mi volevano bene, ma non me ne ero mai accorta. Avevo scelto di frequentare l’unica persona che non mi voleva bene davvero. Col tempo il mio peso aumentava e io riscoprivo tanti sapori che avevo dimenticato. La mia storia con Francesco era finita.

Mio padre sorrideva.

Ora, a distanza di anni, mi fa piacere parlarne con gli altri. L’informazione è importante e nessun sintomo va sottovalutato.”

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Lara sta per laurearsi, è felicemente fidanzata con Matteo, con il quale sogna una famiglia e almeno due bambini. Non è sottopeso e si concede volentieri una fetta di torta o un quadretto di cioccolato che le ricorda la sua mamma.

L’anoressia (così come la bulimia) è una malattia mentale prima che fisica. In Italia circa tre milioni di persone soffrono di disturbi del comportamento alimentare e l’età media dei pazienti diminuisce sempre più, sino ad arrivare a bambini che hanno dagli otto ai dieci anni; inoltre, secondo quanto dichiarato da Laura Dalla Ragione (direttrice del numero verde assistenza DCA), circa 2.3 milioni di casi, si verificano in età adolescenziale.

Il 15 Marzo ricorre la Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla, nata per la sensibilizzazione della popolazione sui problemi dei Disturbi del Comportamento Alimentare. Iniziativa fortemente voluta da un padre che ha assistito alla morte di una figlia bulimica a soli 17 anni. Celebrata in sessanta città italiane nel 2017, la Giornata del 15 Marzo potrebbe presto essere riconosciuta ufficialmente dal Ministero della Salute.

La verità è che nessuno può dirci come dobbiamo essere o cosa dover diventare. Chi ama, ama nonostante le imperfezioni, nonostante qualche chilo in più e nonostante la cellulite. Chi ama, ama le imperfezioni, i chili in più e la cellulite. Non lasciate che nessuno (tantomeno un uomo) vi dica che non andate bene.

Marilyn Monroe diceva che non va bene pensare che si è grasse solo perché non si è una taglia zero. È la società che è brutta. Credeteci. E sorridete.


Source: vurpblog.wordpress.com

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