Nelle ultime settimane si è molto parlato dell’epocale svolta verde dell’Uruguay, un paese che in meno di dieci anni e senza sussidi governativi o costi più alti per i consumatori, è stato in grado di dare un forte impulso allo sviluppo delle rinnovabili, che oggi soddisfano addirittura il 94,5% del fabbisogno elettrico del paese.

Ramón Méndez, direttore nazionale dell’energia dell’Uruguay, alla Conferenza Mondiale sul Clima di Parigi ha fatto una delle promesse nazionali più ambiziose al mondo: tagliare le emissioni di anidride carbonica dell’88% rispetto alla media del periodo 2009-2013 entro il 2017.
Secondo Méndez non ci sono miracoli tecnologici ai quali ricorrere, perchè sono sufficienti un chiaro processo decisionale, un clima normativo favorevole e una forte partnership tra settore pubblico e privato. Oggi lo sviluppo delle rinnovabili non è più legato a problemi economici o tecnologici ma esclusivamente ad una reale volontà politica di intraprendere questa strada e, di conseguenza, alla creazione di un assetto normativo stabile che sia favorevole per lo sviluppo della produzione e l’utilizzo su larga scala di energia pulita. L’attuale situazione dell’Uruguay conferma pienamente questa tesi.

Sulla stessa linea d’onda è la Danimarca, che solo qualche anno fa, nel 2012, ha approvato all’unanimità parlamentare un progetto ambizioso, il cui obiettivo è quello di camminare verso un futuro sostenibile attraverso il raggiungimento del 100% di produzione di energia da fonti rinnovabili entro il 2050.
Il progetto è stato supportato da uno studio promosso dallo stesso governo danese sulla reale fattibilità del progetto: i risultati sono stati pubblicati nel 2014 ed hanno confermato ancora una volta che gli obiettivi assunti non solo sono raggiungibili nei tempi ipotizzati, ma anche con costi assolutamente sostenibili e con importanti ricadute positive in termini di sicurezza energetica e occupazione, oltre che di salute, tutela dell’ambiente e lotta ai cambiamenti climatici.

La Conferenza di Parigi sui cambiamenti climatici, pur non avendo raggiunto obiettivi vincolanti per i partecipanti, ha dato un messaggio politico fortissimo per una rapida e totale riconversione dei sistemi di produzione dell’energia. La strada verso la green revolution è per ora tracciata da pochi Paesi lungimiranti, è vero, ma va percorsa con decisione da tutti.
Cosa occorre dunque perché uno Stato possa decidere di intraprendere con determinazione un percorso virtuoso che porti alla totale eliminazione del carbonio dalla produzione di energia?
È questa la domanda che abbiamo posto ad Attilio Piattelli, fondatore e Presidente di SunCity.

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La ricetta per un futuro sostenibile

“Non servono nuove tecnologie o maggiori risorse economiche, ma soltanto una buona dose di coraggio per distinguersi. Bisogna uscire fuori dal coro e abbracciare una visione di un futuro migliore, un coraggio che deve essere però supportato da una forza politica che incoraggi il Paese ad affrontare questo cambiamento epocale.
Sono proprio l’audacia, la lungimiranza e la solidità politica gli ingredienti che fino ad oggi sono mancati a quasi tutti i Paesi del mondo.
Credo che fino ad oggi non si sia ancora sviluppata una vera consapevolezza riguardo l’importanza di questa scelta, come forse anche la capacità di “guardare oltre”. Ritengo che si sia ancora lontani dalla convinzione che tale transizione non è solo possibile ma anche e soprattutto necessaria per poter aspirare ad un futuro sostenibile, sano ed equilibrato, un futuro nel quale la produzione di energia sia realizzata direttamente in ciascun Paese, in maniera autonoma e diffusa” sostiene Attilio Piattelli.

Tuttavia, è facile comprendere come una metamorfosi energetica di questa portata produrrebbe effetti positivi sugli stili di vita, che subirebbero un netto miglioramento con l’eliminazione di tutta una serie abitudini consolidate ma non sostenibili.
“Proviamo a pensare anche solo alla realizzazione di una Generazione Distribuita, che consentirebbe la redistribuzione dei proventi derivanti dalla produzione di energia tra tutti gli attori coinvolti nel processo produttivo, oltre che il depotenziamento delle lobbies che oggi dominano lo scenario energetico.
Pensiamo poi agli effetti di decongestione e disinquinamento dei centri abitati, generati dall’introduzione di una smart mobility, dal ricorso sempre maggiore a forme di car sharing e di trasporto condiviso: le automobili, da beni insostituibili, diventerebbero servizi accessori il cui utilizzo non sarebbe più ordinario ma straordinario”.

“Ma il passaggio alla green economy avrebbe anche conseguenze più profonde”, continua Attilio Piattelli. “Ci sono aspetti socio-economici e reti di rapporti internazionali fortemente connessi ai temi ambientali ed energetici: l’abbandono della black economy produrrebbe infatti una drastica riduzione dei conflitti, che sono per la maggior parte legati al controllo di territori strategici per l’approvvigionamento delle risorse energetiche, lembi di terra che sono oggetto di sanguinose contese da anni.
In ultimo, ma non per questo meno importante,  pensiamo a quanto aumenterebbe la capacità di autodeterminazione di tutti i popoli, in particolare di quelli dei cosiddetti Paesi in via di sviluppo. Questi acquisirebbero la possibilità di essere energeticamente indipendenti, avrebbero l’opportunità di sfruttare le proprie risorse, di costruire da zero un know-how con cui generare soluzioni sostenibili, conquistando autonomia e slancio al progresso”.

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Una svolta possibile

Il Presidente non ha dubbi.
“Noi di SunCity siamo convinti che questa transizione possa avvenire in tempi rapidissimi, anche nel giro di soli venti o trent’anni per ogni singolo paese, ed al massimo entro la seconda metà del secolo per tutti gli stati del mondo.
Riteniamo che sia una strada percorribile, sia per l’enorme potenziale delle fonti rinnovabili (basta pensare che il sole ogni giorno irradia la Terra con circa mezzo miliardo di watt, corrispondenti all’incirca a ventimila volte l’attuale fabbisogno giornaliero di energia del pianeta!), sia per i notevoli e continui progressi tecnologici compiuti da questo settore negli ultimi anni, che ha reso disponibili nuove tecnologie a prezzi molto competitivi.
A tale proposito, voglio ricordare che in soli cinque anni il costo di realizzazione degli impianti fotovoltaici si è ridotto notevolmente, passando da circa 4 Ml€/MW a meno di 1 Ml€/MW.
Ci sono paesi nel mondo, come il Brasile o gli Emirati Arabi, che hanno già aggiudicato gare pubbliche per la fornitura di energia da fonti rinnovabili, senza beneficiare di alcun incentivo statale e con prezzi di aggiudicazione inferiori ai 50 €/MWh, valori sono addirittura paragonabili all’attuale prezzo dell’energia elettrica in Italia”.

“La Germania, uno dei primi grandi Stati ad aver creduto nelle potenzialità delle fonti rinnovabili, ha dato un esempio importante che è stato poi seguito da molti altri Paesi che a loro volta hanno avviato una rivoluzione energetica che permette oggi all’Europa di vantare un primato mondiale nel percorso di decarbonizzazione; allo stesso tempo piccoli stati come Uruguay e Danimarca hanno dimostrato che il cambiamento può essere attuato in breve tempo e senza costi aggiuntivi” continua Piattelli.
“Alla luce di queste considerazioni, sono convinto che per avviare questa rivoluzione sostenibile oggi sia necessario l’esempio di una “grande nazione”, popolosa ed industrializzata, che imbocchi con determinazione la strada delle rinnovabili con l’obiettivo di raggiungere il 100% di sostituzione in pochi decenni, che funga da guida per l’intero pianeta. E sono convinto anche che, se solo lo volesse, l’Italia oggi potrebbe decisamente giocare questo ruolo di leadership e di guida per l’Europa e per tutto il mondo”.

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La green revolution può partire dall’Italia

Il nostro Paese ha un enorme potenziale naturale, sia per la sua collocazione geografica che per l’assetto morfologico del suo territorio. In particolare, gode di livelli di irraggiamento fra i più alti d’Europa, che le permettono di sfruttare in maniera molto più efficiente rispetto ad altre realtà territoriali la produzione da fotovoltaico o da solare termico.
Le catene montuose ed i numerosi bacini idrici naturali ed artificiali le hanno permesso, sin dai primi del Novecento, di avere una elevata produzione di energia idroelettrica.
Soprattutto nelle zone meridionali, ci sono condizioni di ventosità adeguate alla produzione di energia da fonte eolica, su gran parte del territorio sono presenti siti geotermici interessanti ed è un Paese che possiede anche un notevole potenziale derivante dalle biomasse agricole.
Esiste quindi un interessante mix di risorse da poter sfruttare per la produzione da fonti rinnovabili.

Attilio Piattelli sottolinea che “l’Italia avrebbe anche un fortissimo interesse a perseguire l’autoproduzione e l’indipendenza energetica, in quanto non dispone di adeguate risorse fossili ed ha rinunciato già da tempo allo sviluppo del nucleare.
Non da ultimo, il nostro territorio dispone di una rete elettrica nazionale all’avanguardia nel mondo, che è stata in grado di assorbire la connessione di più di seicentomila impianti a fonti rinnovabili in meno di cinque anni senza grossi problemi tecnici e che quindi, con gli opportuni investimenti, potrebbe velocemente adeguarsi alle esigenze di un sistema di produzione totalmente distribuito e parzialmente non programmabile”.

“A conferma di quanto i tempi siano già maturi, noi di SunCity realizziamo impianti a fonti rinnovabili in autoconsumo senza godere di alcun incentivo e nel nostro piccolo stiamo dimostrando che tecnologia e mercato sono pronti ma, in questo momento, all’Italia manca ciò che Méndez ritiene fondamentale, ovvero una reale volontà politica di intraprendere questa strada ed un assetto normativo stabile e favorevole allo sviluppo delle rinnovabili e dell’efficienza energetica.
Stiamo sprecando un’occasione storica che ci porrebbe alla guida di una transizione epocale inevitabile.
La speranza è che la politica se ne accorga velocemente e  che sia capace di dare una forte sterzata all’attuale indirizzo assolutamente privo di lungimiranza.”

Alla luce delle considerazioni fatte dal Presidente Attilio Piattelli e nell’attesa di assistere ad una vera e propria svolta, qui a SunCity portiamo avanti il nostro lavoro con impegno e convinzione, sperando che anche il nostro modesto contributo possa servire.

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Source: www.sunmagazine.it

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